Uno spettacolo rivolto a bambini, ragazzi e alle loro famiglie. Il progetto è nato dal desiderio di raccontare ed informare i più giovani sull'importanza di una corretta alimentazione, per prevenire le malattie dovute all'assunzione di cibi poco sani, e per porre una rifessione sulla provenienza e la natura dei prodotti che troviamo per esempio nelle merendine, protagoniste degli snack di molti bambini, con tanto buon latte latte, cioccolato, olii vegetali e componenti dai nomi complicati come quelli di certi emulsionanti e conservanti.
Mangiare sano per i bambini è difficile! Le merendine sono molto buone, le bibite sono dolci e le caramelle sono molto colorate ed attraenti, per non parlare della maionese e del cibo da fast food che sempre più spesso entra nelle nostre case attraverso la televisione. La frutta e la verdura hanno una lotta impari da affrontare ed anche i genitori che cercano di proporla come sostituto alle merendine. Lo spettacolo prova a raccontare il punto di vista di due bambini alle prese con una dieta forzata. I due protagonisti sono condotti in clinica dai loro genitori. Ad accoglierli trovano un dottore robot che all'inizio spaventa e detta le regole e poi sarà smontato e trasformato in una mac- china duplica merendine dai due bambini. Alla fine la consapevolezza dei due bambini scatta quando si accorgono che il loro corpo cambia, le orecchie diventano enormi, le mani anche, sono più affaticati, uno dei due quasi non riesce più a muoversi. A quel punto i bambini si rendono conto del guaio in cui si sono cacciati e iniziano un percorso di cambiamento. Quello che teniamo a raccontare attraverso questa storia non è solo il problema dell'alimentazione fine a se stesso, ma il mondo che gravita attorno. Mangiare bene è strettamente collegato al rapporto con se stessi e l'ambiente che ci circonda. L'atteggiamento quindi con il quale ci poniamo davanti alle cose va oltre al buono o cattivo sia per i bambini che per i genitori. Uno spettacolo prodotto con il contribuito di Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto.
2011 - Les Vies en Rose - non solo amore
La drammaturgia originale nasce dall'esperienza professionale di Maddalena Primo (psicologa e psicoterapeuta), che attraverso l'osservazione sul campo ha verificato la persistenza nella società di schemi culturali antichi che sottolineano ed evidenziano la diversità di genere. Pensato ed elaborato insieme al regista Michele Ciardulli, il testo dello spettacolo costituisce una base di partenza, una trama sulla quale si sviluppa il lavoro con gli attori. "Les vies en rose" si sviluppa in un contesto surreale, colorato e velatamente ironico. In un ambiente artefatto si consumano conflitti, si sgretolano apparenze e convenzioni lasciando un vuoto dal quale ripartire. Il nostro essere uomo o donna è il risultato di numerose variabili e componenti spesso a noi sconosciute. Sulle componenti genetiche si innestano elementi educativi, schemi familiari e culturali, stereotipi e modelli sociali che costruiscono la nostra storia e forgiano le nostre identità. L'essere umano rimane, a sua insaputa, imbrigliato in un intrico di schemi che "lo vogliono" in un certo modo, "congelandolo" in stili e modelli che sovente limitano e impediscono autenticità e libertà intellettuale. La relazione e le relazioni sono pesantemente influenzate da questi elementi che agiscono inconsciamente dentro ognuno di noi, alimentando conflitti e frustrazioni. Al disagio si aggiunge la difficoltà per la fatica che uomini e donne devono affrontare per cercare di liberarsi di ruoli e modelli che non rispondono alle loro reali e sentite esigenze. Chi è la vittima e chi è il persecutore? "Les vies en rose" cerca di esplorare e di interrogarsi oltre la superficie, oltre ciò che è visibile, ovvio, scontato e noto. Oltre ciò che appare. Al di là delle stigmatizzazioni, il non rispetto dell'Altro, la violenza tra generi e generazioni diventano oggetto di indagine, giungendo forse addirittura ad alimentare inquietudini, domande ed interrogativi. Ma ci pare questa la via più giusta per cercare di attingere al patrimonio più significativo di ogni essere umano: l'intelligenza e, con questa, la volontà di porsi dignitosamente - quali uomini e donne - al centro dell'esistenza, divenendone costruttori partecipi e consapevoli, nel rispetto della ricchezza delle nostra diversità.
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