HOME / EVENTI/STAGIONI / LA BELLA STAGIONE

Scenica Frammenti
ULTIMO ATTO (senza fine)


3 novembre 2017, ore 21 / Teatro Portland, Via Papiria, Trento.
Dalle ore 18 alle 19 “Lo spettatore accorto”: approfondimenti tematici e formazione del pubblico a cura di Enrico Piergiacomi e Andrea Brunello. Insegnante Andrea Brunello.





Di Loris Seghizzi
Con Vincenza Barone, Gabriella Seghizzi, Walter Barone, Iris Barone
Collaborazione artistica di Gabriele Benucci
Luci Michele Fiaschi
Regia Loris Seghizzi
Una storia toccante e profonda su cosa vuol dire arrivare al termine di una vita passata sul palcoscenico.

Presentazione spettacolo

Pur essendo prigionieri del passato, si arriva ad un punto in cui prendiamo consapevolezza del presente e di conseguenza di quello che sarà o non sarà il futuro...
C'è una storia che come tutte le storie sta dentro un'altra, precedente, che a sua volta ha dato vita ad un'altra e un'altra ancora. Quella attuale, questa, vive per dare luce alla storia che verrà. Queste storie sono legate dal sangue, quello che scorreva nelle vene di chi fu e di chi è; perché si parla di padri e di madri e dei loro figli e dei figli dei figli. Di volta in volta, di tempo in tempo. Fino a che un mestiere familiare si tramanda, la storia gira sempre intorno allo stesso soggetto, pur evolvendosi; ma se questo non accade, allora la storia finisce.
Immaginiamo ora che questo sia l'ultimo atto di una storia che fu di nomadismo e di arte come mestiere. Spettacolo dopo spettacolo, giorno dopo giorno, sempre in scena per qualche decennio, ci ritroviamo ad oggi, con uno sguardo al passato e uno al tempo che, implacabile, porta tutto ad una fine necessaria per un nuovo inizio. Ma questa è veramente un'altra storia.
Ultimo Atto, oltre ad essere uno spettacolo autobiografico, è l'ennesimo omaggio a Vincenza Barone, detta Enza. Ultimo Atto racconta la sua vita di figlia d'arte e narra anche la storia della Compagnia di Giro composta dalla sua storica famiglia teatrale.


NOTA STORICA

Quando Franco Seghizzi e Vincenza si incontrarono, si innamorarono perdutamente. Lui, non certo adatto alla vita sedentaria e contadina di quei luoghi del sud, decise di scappare con la giovane Vincenza e la madre Assunta; che stavano continuando il loro girovagare nomade da compagnia viaggiante.
Franco fu denunciato per abbandono del tetto coniugale e allo stesso tempo per bigamia. Fu così che le due donne si trovarono di nuovo coinvolte in una fuga; proprio come era successo durante la guerra. La storia era sempre la stessa: il teatro serviva per nascondersi e spostarsi di continuo senza destare sospetti.
In quel 1950 si era dunque formata una nuova compagnia che girava nei paesi più sperduti tra le montagne dell’Abruzzo e del Molise. Lassù era assai difficile essere trovati. Franco andava subito ad incontrare il sindaco e il maresciallo di turno per spiegare loro la propria posizione e questi erano sempre favorevoli ad appoggiarlo; magari in cambio della scrittura di qualche discorso che le illustri cariche del paese dovevano declamare ai cittadini, oppure, in cambio di lezioni di italiano ai bimbi e molto spesso agli adulti stessi. Del resto in quello sfasciato dopoguerra, in molti si ritrovarono ad essere padri di figli nati da unioni occasionali.
Erano gli stessi carabinieri ad avvertire Franco di andarsene quando era il momento propizio; e allora il viaggio ripartiva, la compagnia cambiava paese e dava spettacoli per il popolo. Quel popolo che nei primi momenti era restio; vedendo arrivare quelle persone un po’ strane, spesso scambiate per zingari. Poi però nelle serate di spettacolo si scaldavano. Quegli artisti li divertivano o li facevano piangere e in un caso o nell’altro li allontanavano dai brutti pensieri del quotidiano vivere. Franco ebbe l’idea di coinvolgere la gente del posto negli spettacoli; mettendo di volta in volta in scena storie di santi del luogo, leggende tramandate dal popolo, o credenze locali; oltre, ovviamente, agli spettacoli di repertorio, alle farse e macchiette del teatro partenopeo. Allora la gente accorreva numerosa, anche dai paesi limitrofi e, visto che soldi non ce n’erano, pagavano in natura, con carne, formaggi, legumi, vino… All’ingresso non c’era una comune cassa, ma un cassetto per i soldi e delle balle per contenere il cibo. Gli spettacoli erano adattati ovunque, anche nelle stalle se ce n’era bisogno, e le quinte erano fatte di lenzuola e copriletto. Per trovare dove fare gli spettacoli si muovevano a piedi, facevano anche venti chilometri. Quando erano più fortunati andavano con i muli. Il 23 Novembre 1950 nacque Gabriella, la prima figlia di Enza e Franco. Nacque a Fragneto Manforte, durante uno dei tanti spostamenti. Continuavano a viaggiare in quei paesi sperduti del sud e intanto la compagnia si ingrandiva; nel ’56 nacque Adelio e nel ’59 Iris. “I Sorgenti” iniziarono a risalire la penisola, verso l’Umbria e le Marche.
L’avvento dell’automobile cambiò il modo di procacciare gli spettacoli. Accadeva che in ogni paese trovassero una persona che si prestava ad accompagnare Vincenza, perché era lei che si occupava di trovare le “piazze”, in giro nella zona a parlare con i sindaci o chi gestiva dei locali adatti ad accogliere gli spettacoli. Spesso si trattava di piccoli teatri o vecchi cinema. Così si spostavano con l’auto carica fino all’inverosimile, oltre che degli attori, anche delle cantinelle, dei barili e i tavoloni per costruire il palco e dei teli o quinte arrangiate per creare la scena. Perché comunque per loro era indispensabile avere un palco su cui esibirsi.
Alla fine degli anni sessanta Franco fu colpito da una vasculopatia cerebrale e rischiò di morire.
Si trovavano a Limbiate, vicino Milano e furono costretti ad interrompere l’attività. Vincenza si mise a lavorare ovunque fosse possibile, fino a che venne assunta in una clinica come infermiera.
Quando Franco si riprese, decisero di ripartire e nel 1973 partirono da Milano alla volta della Toscana. Trovarono un pullman ridotto piuttosto male e lo adibirono a casa viaggiante.
Ci misero un bel po’ ad arrivare e il viaggio fu tragicomico. Le frecce non c’erano, Adelio, il secondo figlio, metteva il braccio a destra e sinistra per indicare le svolte. In quelle condizioni attraversarono il centro di Milano. I fanali non funzionavano ed erano sostituiti da due grandi torce, una davanti e una dietro. Sul passo della Cisa erano costretti a mettere l’acqua nel radiatore ogni dieci chilometri e arrivati in cima si fermarono per cenare. Cantarono per molte ore. La gioia del nuovo inizio offuscava ogni problema.
Si fermarono a Castelnuovo di Garfagnana, in provincia di Lucca e lì nacque Loris, il quarto figlio; molto in ritardo rispetto agli altri tre fratelli. Franco aveva cinquantatre anni e Enza quarantadue.
Ripresero la loro solita attività, cambiando ogni due o tre mesi zona della Toscana. Gli fu riconosciuta una sovvenzione ministeriale, proprio per il tipo di teatro che facevano, per il fatto che portassero spettacoli nei paesi più sperduti dove solitamente il teatro non arrivava. Era rimasta una delle poche compagnie girovaghe e Franco ribattezzò la compagnia con il nome di “I Superstiti”. Compagnia teatrale viaggiante a carattere familiare I Superstiti.
Nel 1975, a Lari in provincia di Pisa, morì Assunta, la madre di Enza.
La compagnia continuò a lavorare assiduamente, soprattutto d’estate nelle feste dell’Unità o alle feste di paese ma anche grazie al fatto che entrò nel circuito delle scuole. Intanto i tre figli più grandi, appena diventati adulti, si sposarono ed ebbero immediatamente dei figli, a distanza di pochissimo tempo l’uno dall’altro. Questo fu anche motivo di allontanamento. Adelio, Gabriella ed Iris si fermarono, con le proprie famiglie cambiarono vita.
Enza e Franco decisero allora di ripartire portandosi con loro Loris che era ancora un bambino e che a sua volta iniziò da subito ad andare in scena. Si spostavano raggiungendo coloro che chiamavano “collaboratori”, ovvero altri artisti conosciuti nel loro lungo girovagare. Di nuovo il Molise, la Sicilia, la Puglia. Quando il lavoro si esauriva, tornavano a Lari e poi ripartivano e così via.
Il 27 maggio del 1986 morì Franco Seghizzi.
Nel 1998 Loris Seghizzi, Mohared Barone e Juri Barone fondarono Scenica Frammenti.


VINCENZA BARONE

Nata il 9 Luglio 1932 a Napoli, è figlia d’arte. I suoi genitori Fausto Barone e Assunta Tampone erano attori e si esibivano al popolare salone Margherita di Napoli con il nome di “Duo Barone”. Collaborarono con Nino Taranto, Mimì Maggio, Cafiero e Fummo, Giovanni Grasso, Angelo Musco e molti altri artisti popolari dell’epoca.
Vincenza, chiamata Enza, ha iniziato a fare teatro da molto piccola, ed ha continuato durante la guerra, accompagnando ovunque i propri genitori negli spettacoli.
La guerra portò via suo padre, antifascista e perseguitato politico, lasciandola sola con la madre. La guerra ha segnato la sua vita. E i ricordi, impressi nella mente, ancora oggi si presentano nei suoi racconti; così come accade a tutti coloro che hanno vissuto quegli anni terribili. E’ stata deportata e torturata. Per farle svelare dove si trovasse il padre, le infilarono un ferro rovente nella gamba. Ha perso gran parte della vista nel campo di lavoro di Quinto Vicentino a causa della polvere negli occhi e delle croste che lì si formarono. A seguito di un bombardamento a Cassino fuggì con la madre e altri prigionieri. Rimasero bloccati nelle chiuse di una diga e i tedeschi aprirono l’acqua provocando la morte di molti tra loro. Poi, gran parte dei superstiti furono fucilati. Una donna partorì in quelle ore e il neonato fu utilizzato come palla per una partita di calcio, poi gettato nel fiume come una palla forata. Questo e molto altro videro i suoi occhi fino a che potettero vedere. E Enza è stata costretta a cantare “Caro Papà” per i soldati fascisti ed ha ricevuto una bambola da un ufficiale del duce con scritto Grazie anche a te mia piccola Enza. La guerra regalò ad Augusto, suo fratello, l’amore; un amore che lo allontanò dalla famiglia, lui che era un bravo caratterista, comico e suonatore di fisarmonica.
Ma le due donne continuarono a portare in giro gli spettacoli anche da sole, durante e dopo la guerra. In un giorno imprecisato del 1947, proprio quel giorno in cui Augusto decise di andarsene per sempre, giusto poche ore prima dello spettacolo, dopo aver visto lo sconforto della madre, Enza decise di vestire i panni del comico: Raffaelino, un uomo buffo, allegro, comico e malinconico della farsa, fino ad allora interpretato dal fratello. La madre Assunta, dopo un momento di incredulità e sgomento, dovette ricredersi di fronte all’effetto che quella ragazzina vestita da uomo provocava nella gente. Da quel giorno Enza non ha mai più tolto i panni di Raffaelino, alternando i suoi mille ruoli tra dramma e comicità.
Nel ’50 conobbero Franco Seghizzi, direttore di una filodrammatica di Teano. Franco era a sua volta figlio d’arte. Nacque a Genova il 14 Luglio 1921 da famiglia nobile e fascista. La madre, Dolores Seghizzi, era un soprano leggero e Manlio Manetti, il padre, direttore di qualche teatro del nord Italia. Un padre che Franco non ha mai conosciuto, essendo stato abbandonato prima della nascita. Franco seguiva la madre nelle tournè in tutto il mondo, innamorandosi a sua volta di quell’ambiente così inebriante. Rimase orfano a 11 anni e fu dato in affidamento a un tale Federici, che lo fece studiare nei migliori collegi, prima dai gesuiti e poi dai salesiani. Franco amava molto lo studio e, nonostante la sua giovane età, fu in grado di apprendere ben sette lingue. A diciannove anni partì soldato col nodo Savoia al braccio; lasciando a casa moglie e due figli. Poco dopo la metà della guerra disertò; ma la famiglia, non avendo più avuto notizie di lui, lo credette morto. La moglie, rassegnata, si mise con un altro uomo. Tornato a Genova, Franco trovò una situazione lontana dalla sua immaginazione e, presto, si rese conto di essere lontano dal credo ideologico cui era stato educato: il fascismo. Scappò al sud e tornò da una donna che aveva conosciuto quando era rientrato dalla Grecia. La trovò incinta. La sposò, senza poterlo fare, e al figlio dette il proprio cognome.


SCENICA FRAMMENTI

La Compagnia ha sede a Lari, borgo medievale delle colline in provincia di Pisa, dove gestisce il teatro comunale e cura la direzione artistica della stagione invernale RossoScena e del Collinarea Festival che si svolge in estate, a cavallo tra luglio e agosto, dal 1998.
La compagnia svolge un lavoro a tutto campo nell’ambito dello spettacolo dal vivo attraverso la formazione teatrale e degli spettatori, l’organizzazione di eventi e la produzione.
La direzione artistica è affidata a Loris Seghizzi, affiancato da un gruppo di lavoro professionale e appassionato.
Nel corso della sua storia la Scenica Frammenti ha dato vita a innumerevoli eventi e produzioni che hanno lasciato il segno sul territorio regionale. Da alcuni anni la sua attività produttiva, ideativa e organizzativa è riconosciuta a livello nazionale, anche per la capacità di scoprire e valorizzare il lavoro di giovani compagnie.


Scenica Frammenti è il proseguimento naturale di una compagnia di prosa a carattere familiare nata nei primi del ‘900 da un’idea di Fausto Barone e Assunta Tampone.
La Compagnia Barone inizia come compagnia di giro, affiancandosi ai grandi nomi del teatro di allora. Durante la seconda Guerra mondiale, dopo la morte di Fausto, la sua eredità viene raccolta da Assunta e dai suoi due figli.
Nell’immediato dopo guerra c’è l’incontro con Franco Seghizzi, un giovane regista teatrale, a sua volta figlio d'arte. Dall’unione tra Franco e Vincenza Barone - figlia minore di Fausto e Assunta -, nascono quattro figli che entrano da subito a far parte del progetto artistico. Viene quindi creata la “compagnia di prosa viaggiante” chiamata I Sorgenti e, quando le compagnie di giro rimasero poche, I Superstiti.
Con il contributo del Ministero Turismo e Spettacolo, I Superstiti portano nei teatri e nelle piazze italiane le opere in prosa dei grandi autori contemporanei e produzioni originali, spesso di impronta sociale, ricevendo riconoscimenti e premi in tutto il paese.
Nel 1973 la compagnia si stabilisce in Toscana. E’ una delle prime a portare il teatro nelle scuole, inizia a sperimentare nuove forme di spettacolo dedicandosi al teatro musicale e di ricerca fino al 1986, anno in cui scompare Franco Seghizzi.
Nel 1998 Loris Seghizzi (quarto figlio di Franco e Vincenza), ereditando il patrimonio storico/artistico della compagnia dei genitori, decide di fondare una sua compagnia.
Nasce così Scenica Frammenti e un progetto artistico di nuova generazione.



Teatro Portland
via Papiria 8
38122 - Trento
(google maps)

Segreteria (prenotazione corsi e informazioni) aperta lunedì-venerdì dalle 15.00 alle 19.00
Tel. 0461.924470
info@teatroportland.it

Biglietteria (prenotazione spettacoli e stagioni):
Tel. 0461.924470 (feriale) - 339.1313989 (festivo)
prenotazioni@teatroportland.it


Le prenotazioni fatte via sms, mail e WhatsApp sono valide solo se confermate e si accettano fino ad un'ora prima dello spettacolo.

Direzione artistica
Andrea Brunello
direzione@teatroportland.it

Segreteria e scuola di teatro
Arianna Mosca
(Segreteria aperta lunedì-venerdì dalle 15.00 alle 19.00 / Tel. 0461.924470)

Amministrazione
Francesca Pegoretti
amministrazione@teatroportland.it

Copyright © 2017
Codice Fiscale e Partita IVA 01886360229
PEC: aps_portland@pec.it

web project by crushsite.it